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L’ontologia della Città-territorio, Mazza: “Corigliano-Rossano oltre il declino”

Intervento

Dal frazionamento dei campanili al baricentro unico: la fusione come imperativo categorico contro la fuga dalle responsabilità locali

Giovedì 23 aprile 2026

La comunità di Corigliano-Rossano non soffre solo di una crisi economica. È affetta da una distorta patologia geografica non ancora del tutto guarita: la parcellizzazione amministrativa. Tale degenerazione ha diviso per secoli la Sibaritide, generando atrofie di visione e riducendo l’azione politica a una stanca manutenzione del piccolo focolare. È assolutamente impensabile che, a distanza di ben otto anni dall’avvio del processo di sintesi amministrativa tra gli estinti comuni di Corigliano e Rossano, si debba ancora assistere al paradosso di nostalgici che vaneggiano un ritorno al passato. Questa deriva sociale è il frutto di una conclamata incapacità degli Establishment locali che si sono dimostrati totalmente inadeguati nel gestire un processo sfidante e complesso come quello della fusione. Si preferisce subire gli eventi anziché governarli. Rimanere in silenzio davanti a rimostranze sociali che perseguono la riesumazione degli ex Comuni — già al tempo palesemente falliti nella visione, nelle prospettive e nella capacità di dettare linee di indirizzo — non è solo un anacronismo istituzionale. È la conferma di una miopia civico-politica che vorrebbe riportare il territorio in un vicolo cieco già ampiamente certificato dalla storia. Difendere oggi vecchi steccati non è un atto di tutela delle preesistenti identità. È una sentenza di condanna all’irrilevanza regionale. Senza la massa critica della grande Città, questo territorio smette di essere un soggetto che progetta il futuro e diventa un oggetto che subisce le decisioni del Capoluogo di Provincia, del centralismo regionale e della Capitale. La frammentazione residua, oggi, sarebbe l’alibi perfetto per l’immobilismo. L’autonomia dei preesistenti Comuni, d’altronde, è stata solo l’illusoria libertà di univocità civica, ma, al contempo, di restare impercettibili e politicamente insignificanti.

La funzione amministrativa unica: Corigliano-Rossano e l’identificazione del baricentro territoriale
La fusione non è stata un’operazione di annessione, ma l’atto di fondazione di una Città-territorio calabrese. Identificare un baricentro politico-amministrativo unico in questa nuova grande realtà è il solo modo per avviare le estinte Comunità alla formazione di un’idea identitaria peculiare e univoca. Vieppiù, non esiste altro modo per attrarre infrastrutture e servizi — dal porto alle opere ferro-stradali, dalla sanità d’eccellenza alla giustizia — che la dispersione del passato ha sempre respinto. Corigliano-Rossano deve agire come il cervello di un intero quadrante geografico, capace di dialogare alla pari con i vertici dello Stato. Non si tratta di cancellare le radici di Corigliano o di Rossano, ma di proteggerle attraverso un’unica voce potente: un baricentro che non gestisca solo l’ordinario, ma eserciti una vera sovranità decisionale. In questa prospettiva, la nuova entità urbana è chiamata a compiere un salto di qualità che è insieme culturale, amministrativo e strategico: passare da una somma di storie locali a una visione condivisa di sviluppo. Il baricentro non deve essere inteso come semplice luogo fisico o sede istituzionale. È il motore propulsivo capace di orientare scelte, attrarre risorse e costruire relazioni stabili con i livelli regionali, nazionali ed europei. Solo una regia unitaria può trasformare la massa critica in peso politico, rendendo credibile ogni rivendicazione di servizi e ogni progetto di crescita. La concentrazione delle funzioni decisionali consente di superare logiche di frammentazione e puerile competizione interna che indeboliscono la Citta, impedendole di esprimere appieno le proprie potenzialità. Un centro forte, riconoscibile e autorevole diventa così il garante non solo dell’efficienza amministrativa, ma anche della coesione sociale. In definitiva, offre un riferimento chiaro attorno a cui costruire appartenenza e fiducia.

L’eresia del ritorno: contro la politica del gambero e i nostalgici
A Corigliano-Rossano il processo di fusione deve essere inteso come un’evoluzione biologica irreversibile. Chi, ancora oggi, ipotizza nostalgici ritorni al passato, separazioni posticce o marce indietro amministrative, propone, di fatto, un’eutanasia territoriale assistita. La storia non concede sconti: pensare come i gamberi significa condannare le prossime generazioni alla marginalità cronica. Questa evoluzione deve superare la logica contabile per abbracciare quella della progettazione di sistema. La nuova entità non è la somma algebrica di due ex Comuni. È un organismo nuovo, progettato per non tornare mai più nella crisalide del paesone isolato. Coloro che si ostinano a guardare indietro stanno tradendo il futuro dello Jonio. Chi si lascia trasportare in narrazioni anacronistiche e scollate da una realtà sempre più globalizzata è incapace di stare al passo con la storia e di cogliere gli eventi come opportunità. In questo quadro, la fusione assume il valore di un passaggio storico che impone responsabilità nuove e non più rinviabili: costruire una visione condivisa, capace di proiettare la Città oltre i propri confini tradizionali. Non si tratta soltanto di amministrare meglio, ma di ripensare radicalmente il ruolo del territorio all’interno delle dinamiche regionali e nazionali, trasformandolo in un attore credibile e competitivo. Ogni tentazione regressiva non è solo sterile, ma sottrae tempo ed energie a un processo che richiede invece lucidità, coerenza e coraggio decisionale. L’evoluzione cosmopolita, per essere tale, deve tradursi in capacità di innovare: nelle politiche urbane, nei modelli economici, nella gestione dei servizi e nella costruzione di reti infrastrutturali e istituzionali. Significa adottare una mentalità aperta, capace di attrarre competenze, investimenti e opportunità, senza rimanere prigioniera di campanilismi o rendite di posizione. In questo senso, la fusione diventa uno strumento, non un fine: un mezzo attraverso cui costruire un sistema territoriale integrato, efficiente e riconoscibile. Solo accettando fino in fondo questa trasformazione si può evitare che la nuova Città resti un contenitore vuoto. Serve una consapevolezza diffusa che la direzione è una sola e non ammette inversioni: avanti, verso una dimensione più ampia, più solida e più ambiziosa. Tutto il resto — nostalgie, divisioni, ripiegamenti — appartiene a un passato che non può più permettersi di dettare l’agenda del futuro.

La fedeltà al luogo: amministrare la Città, non le carriere
L’ultimo ostacolo alla definitiva consacrazione di Corigliano-Rossano è la distrazione tattica della sua Classe Dirigente. Gli Amministratori civici devono tornare a fare, con dedizione esclusiva, i politici locali. Troppo spesso questa Città viene usata come un trampolino di lancio, un palcoscenico per ambire a scranni istituzionali più prestigiosi. Per carità, è legittimo aspirare alla crescita politica uscendo fuori dal perimetro urbano. Tuttavia, tale processo non può essere intrapreso abbandonando il dibattito sulle reali esigenze della Comunità. Questo disinteresse per la quotidianità locale, a favore di dinamiche politiche e partitiche esterne, rappresenta un tradimento del mandato. La sfida della fusione esige leader che vedano il governo di Corigliano-Rossano come zenith della propria carriera, non come trampolino di lancio. L’amministrazione della Città non deve essere intesa solo come l’anticamera a percorsi più sfidanti. Il territorio non ha bisogno di transfughi. Servono architetti politici che abbiano il coraggio di restare, costruire e formare gli aspiranti Amministratori del futuro. La qualità della Classe Dirigente, pertanto, diventa il vero discrimine tra una fusione che resta incompiuta e una che si traduce in successo duraturo. Governare una realtà complessa richiede presenza costante, capacità di ascolto e una conoscenza profonda delle dinamiche locali. La politica civica, se vissuta con serietà, non è un livello minore. È il luogo in cui si misura concretamente la capacità di incidere sulla vita delle persone, di dare risposte tempestive e di costruire fiducia istituzionale. Occorre dunque un cambio di paradigma: amministrare non come passaggio, ma come scelta consapevole. Questo implica anche la costruzione di una filiera politica interna, capace di valorizzare competenze, formare nuove leve e garantire continuità amministrativa. Solo un Establishment radicato, stabile e orientato al lungo periodo può affrontare le sfide strutturali — sviluppo economico, infrastrutture, servizi — con la necessaria visione strategica. Restare — in questo senso — non è un limite. È una scelta di responsabilità. Significa assumersi, fino in fondo, il compito di trasformare la Città, accompagnarla nella sua evoluzione e consegnarla più solida e coesa alle generazioni future.

Domenico Mazza

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