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Ferrovia Jonica, Mazza: “La spina dorsale spezzata”

Intervento

Reggono le trasversali Jonio-Tirreno, ma il corridoio che le unisce resta ostaggio di lavori e riapertura a tempo

Lunedì 13 luglio 2026

Qualcosa, in queste settimane, si muove davvero sullo Jonio.

Non ovunque, però. Non allo stesso modo. E non per sempre.

È di questi giorni l’attivazione del nuovo collegamento Intercity che consentirà ai viaggiatori della fascia jonica reggina di raggiungere Roma attraverso un sistema ad “Y”. Il convoglio proveniente dalla jonica sud raggiungerà Lamezia Terme. Qui si congiungerà a quello proveniente da Reggio Calabria lungo la linea tirrenica. Quindi proseguiranno insieme verso Roma.

È una novità che va riconosciuta per quello che vale: un collegamento diretto e utile, non un’elemosina.

Rassicurazioni arrivano anche più a nord. Dai primi di agosto, nuovi treni collegheranno Sibari e Rocca Imperiale. Tra la metà di agosto e i primi di settembre tornerà attivo anche il collegamento Sibari-Metaponto-Taranto, ribattezzato “treno della Magna Graecia“. Verranno prorogati, infine, anche i servizi sulla direttrice Cosenza-Sibari-Metaponto-Taranto.

Sia detto per inciso: il termine “Magna Graecia” comincia a essere fin troppo comodo. Lo si appiccica ormai a qualunque cosa: un pacchetto turistico, una destinazione, un treno. Si pensa perfino di rinominare la statale 106 in “Strada della Magna Graecia“. Un’area storica tra le più importanti mai esistite, ridotta a etichetta di marketing. Buona per travestire da concessione entusiasmante quello che spesso è solo un contentino.

È proprio qui che i premi di consolazione si vedono meglio.

Palliativi. Non progetti.

La frattura al centro della dorsale

La direttrice Sibari-Catanzaro Lido, poco più di centosettanta chilometri, è in lavori di ammodernamento ed elettrificazione da poco meno di dieci anni. Quasi due lustri, senza mai arrivare a una riapertura definitiva, né diventare un flusso costante di collegamenti.

Il problema, però, non va confuso con la contrapposizione tra i due singoli tronchi che lo compongono.

L’asse Crotone-Sibari è stato riaperto, ma solo temporaneamente. Chiuderà di nuovo già ai primi di settembre. Il tratto Crotone-Catanzaro Lido, invece, resta chiuso senza alcuna riapertura, nemmeno a tempo.

Presi singolarmente, sembrano due problemi distinti. Non lo sono. Sono entrambi il sintomo della stessa assenza: quella di una visione d’insieme sull’intera dorsale.

Il segmento ferrato Crotone-Sibari, in particolare, offre l’esempio più amaro.

Nessun servizio ferroviario in più ad accompagnare la riapertura. Nessun prolungamento dei treni Blues da Taranto fino a Crotone. Nessuna coincidenza aggiuntiva a Metaponto o Taranto con i treni a lunga percorrenza.

Un’occasione, anche solo sperimentale, lasciata cadere.

Il vero problema, dunque, non è l’assenza totale di collegamenti. È la logistica dell’insufficienza: dare qualcosa, ma sempre troppo poco e sempre a tempo.

Sarebbe bastato istituire nuovi vettori lungo il tracciato Crotone-Metaponto-Taranto. Magari in coincidenza dei treni a lunga percorrenza che dal nodo lucano e da quello pugliese raggiungono il centro-nord Italia. Avrebbe rappresentato, soprattutto, una scelta di equità.

Bastava poco. Non è bastato niente.

Il centralismo che cancella l’estremo levante ferroviario

Un pensiero mi ha sfiorato. La solita manina centralista, avrà forse tracciato i confini di questa regione senza neppure guardare una cartina?

Allo stesso tempo, mi domando: la politica locale, gli amministratori, i gruppi di pressione e il mondo dell’associazionismo che si affaccia sull’Arco Jonico che cosa fanno?

Si limitano a tavoli di circostanza e convegni di rito? E tacciono davanti a simili storture senza neppure storcere il naso?

Non una voce di protesta. Neppure il minimo sussulto d’orgoglio. Tutto tace.

Si rimane proni e servili ai voleri di chi decide da lontano. Si sceglie deliberatamente che un popolo perda finanche il diritto alla propria dignità.

Del resto, forse ancora non è chiaro a molti che l’intero asse Sibari-Catanzaro Lido non esista in alcun piano regionale, statale e, di conseguenza, europeo. Sul tavolo si mettono solo pretesti.

I vincoli reali non mancano. Certamente!

Tuttavia sono diventati ormai comodi alibi per chi non vuole prendersi le proprie responsabilità.

Il tronco in questione è stato cancellato da ogni impegno concreto. Eliso da qualunque data certa di messa in funzione definitiva.

Mi sia concesso: questo non vuole essere il pianto del coccodrillo né il grido di dolore. Piuttosto la plastica rappresentazione dei deficit di rete che continuano a spaccare in due la dorsale jonica.

Deficit che non si misurano più in chilometri.

Si quantificano in decenni di ritardo rispetto alla Tirrenica.

L’elettrificazione rallenta, il declino accelera

Non lasciamoci condizionare, però, da chi continua a indicare nella galleria di Cutro un ostacolo insormontabile alla modernizzazione dell’intera linea jonica. Da Crotone verso nord, infatti, non esiste alcuna criticità che possa giustificare la flemmatica lentezza con cui si sta procedendo all’elettrificazione.

Non si può deliberatamente procrastinare il completamento dell’opera. Faremo davvero in modo che i plinti già installati finiscano per arrugginirsi al sole?  Sarebbero solo monumenti immobili a una promessa mai onorata.

La rigenerazione tecnologica del binario jonico non è un cantiere fermo.

È una scelta politica travestita da rallentamento tecnico.

Ogni mese che passa senza un solo palo elettrificato in più è un mese in cui qualcuno, altrove, decide che l’Arco Jonico possa aspettare ancora.

Aspettare sempre. Aspettare per sempre, se necessario.

Se esiste ancora, la politica esca dal letargo. Perché non è più tempo di annunci calati dall’alto come briciole di inizio estate.

È tempo che il cuore della dorsale jonica smetta di essere l’ultimo commensale a un tavolo dove le portate migliori sono già state servite altrove.

Chi ci offre gli avanzi ha già scelto il nostro posto a tavola.

L’ultimo. Sempre.

Domenico Mazza

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