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“Sguardi a Sud”, il teatro attraversa i confini: dalla fiaba di Cappuccetto Rosso alla musica di Beppe Gambetta

COMUNICATO STAMPA
Al Teatro Comunale di Mendicino, la compagnia Molino d’Arte ha portato in scena “Cappuccetto bambina impertinente”, una rilettura ironica e contemporanea della celebre fiaba. L’8 novembre, alle 18, il viaggio prosegue con “Terra Madre”, il concerto-racconto del chitarrista Beppe Gambetta.
Cambiare prospettiva per scoprire nuove possibilità. È questo il filo che attraversa la nona edizione di “Sguardi a Sud”, intitolata “Attraversare i confini”, la rassegna che continua a fare del teatro un luogo di incontro, ricerca e contaminazione. Promossa dalla compagnia Porta Cenere, con la direzione artistica di Mario Massaro, il patrocinio del Comune di Mendicino e il sostegno della Fondazione Carical, la manifestazione conferma la propria vocazione a esplorare linguaggi differenti, mettendo in dialogo il pubblico, le arti e le diverse sensibilità.
Un percorso che, nella sua più recente matinée, ha scelto di entrare nel mondo della fiaba, portando sul palco del Teatro Comunale di Mendicino la compagnia Molino d’Arte con “Cappuccetto Bambina Impertinente”, spettacolo di teatro di figura con attori e pupazzi, pensato per i bambini dai quattro anni in su.
Una fiaba conosciutissima, quella di Cappuccetto Rosso, che nella rilettura della compagnia pugliese perde la sua prevedibilità e ritrova tutta la capacità di sorprendere. Il bosco, il lupo, la nonna e il cacciatore ci sono ancora, ma cambiano gli equilibri. Cappuccetto non è più la bambina ingenua che attende di essere salvata: è sveglia, ironica, intraprendente, capace di rispondere e di affrontare gli imprevisti con intelligenza e un pizzico di furbizia. Il lupo diventa un anziano esemplare goffo e maldestro, la nonna è un po’ svampita, mentre il cacciatore conserva il suo carattere risoluto. La fiaba si trasforma così in una commedia, nella quale i ruoli tradizionali vengono messi in discussione e la protagonista diventa finalmente artefice della propria storia.
Dietro questa scelta non c’è soltanto il desiderio di divertire, ma una precisa idea educativa e teatrale: raccontare ai bambini che cambiare strada, anche solo per un piccolo tratto, può aprire possibilità inattese. A spiegarlo sono le attrici Angela Borromeo ed Noemi Ricco, sottolineando come la riscrittura nasca proprio dalla volontà di mettere al centro il cambiamento. «Invece di fare sempre le stesse cose, si può scegliere una strada diversa per andare a scuola. E quella strada può portare a conoscere qualcuno o a trovare qualcosa di nuovo. È questo che ci ha spinto a modificare la storia».
Un messaggio che trova nella nuova Cappuccetto una protagonista particolarmente efficace. La bambina non rinuncia ad ascoltare gli altri, ma impara a confrontarsi, a scegliere e a non delegare a qualcun altro il proprio destino. «Il messaggio che vogliamo trasmettere è quello di essere sé stessi e seguire la propria strada – spiegano le attrici-. Naturalmente è importante ascoltare i consigli degli altri, soprattutto dei genitori, ma anche pensare a ciò che si desidera e confrontarsi con gli altri bambini. Da qui nasce anche l’incontro e, perché no, lo scontro: una discussione può essere sempre un’occasione per crescere».

Una lezione che sul palcoscenico passa soprattutto attraverso il gioco, la comicità e la partecipazione. I bambini, infatti, non restano semplici spettatori, ma diventano parte attiva della rappresentazione, intervenendo e reagendo agli sviluppi della storia. Un coinvolgimento che restituisce al teatro la sua dimensione più autentica: uno spazio condiviso, dove l’immaginazione prende forma attraverso la relazione. A contribuire alla magia dello spettacolo è anche il linguaggio del teatro di figura. Pupazzi realizzati artigianalmente, oggetti scenici e trasformazioni dello spazio costruiscono un universo nel quale la materia inerte prende vita, un oggetto diventa personaggio e un piccolo spazio teatrale può trasformarsi in un intero bosco. Per i più piccoli è una scoperta entusiasmante: le cose non sono necessariamente come appaiono e possono sempre diventare altro. La compagnia Molino d’Arte, con la direzione artistica di Antonello Arpaia, ha espresso apprezzamento per l’accoglienza ricevuta, riconoscendo il valore del lavoro svolto da Porta Cenere nella gestione e nell’animazione del centro di aggregazione locale, auspicando di tornare a Mendicino con nuove produzioni.Dalla fiaba alla musica, il viaggio di “Sguardi a Sud” prosegue l’8 novembre, alle ore 18. Il Teatro Comunale cambierà completamente atmosfera per accogliere Beppe Gambetta con “Terra Madre”. Chitarrista e compositore di riconosciuto prestigio internazionale, Gambetta proporrà un concerto-racconto in cui la chitarra acustica diventa strumento di attraversamento tra geografie, culture e memorie. Il Mediterraneo incontra l’America, le radici liguri dialogano con il folk e il bluegrass statunitense, in un intreccio musicale che trova nella contaminazione la propria cifra distintiva.
Attraverso le tecniche del fingerstyle e del flatpicking, Gambetta costruisce un percorso nel quale il virtuosismo è al servizio della narrazione. Ogni nota diventa racconto, ogni ritmo custodisce una storia, ogni melodia apre un passaggio tra mondi apparentemente lontani. “Terra Madre” si inserisce così pienamente nello spirito di questa nona edizione: attraversare i confini senza cancellare le proprie radici, riconoscere nelle differenze un’occasione di incontro e scoprire, attraverso l’arte, nuove forme di appartenenza.
Il direttore artistico Mario Massaro: «Con questa nona edizione di Sguardi a Sud vogliamo ribadire il valore del teatro come spazio di incontro, scoperta e libertà. La matinée con Molino d’Arte ha rappresentato perfettamente questo spirito. Portare i bambini a teatro significa investire sul futuro, stimolare l’immaginazione e trasmettere strumenti per interpretare la realtà con curiosità e autonomia. Con Beppe Gambetta attraverseremo i confini geografici e musicali, mettendo in dialogo tradizioni e culture diverse. È proprio questa pluralità che vogliamo coltivare: un teatro aperto, capace di accogliere esperienze artistiche differenti e di restituire al territorio occasioni di bellezza, riflessione e partecipazione».
Ufficio stampa Denise Ubbriaco

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