Nota Stampa Gruppo consiliare “Insieme per Tropea”
COMUNICATO STAMPA
Gruppo consiliare “Insieme per Tropea”
IL RITORNO DELL’ORA LEGALE… O DELLO SCARICABARILE?
Il sindaco Macrì ha annunciato ai cittadini il “ritorno dell’ora legale” a Tropea grazie alla riattivazione di due orologi comunali. Un gesto simbolico, certamente. Ma siccome i simboli, come ci insegna il sindaco, raccontano molto più di quanto appaia, forse è il caso di soffermarsi su alcuni passaggi che meritano qualche chiarimento.
- Gli orologi erano fermi da anni. Davvero?
Il sindaco ci dice che gli orologi erano fermi da mesi, forse da anni. Interessante.
Poiché gli ultimi anni della storia amministrativa di Tropea comprendono sei anni di amministrazione Macrì e due anni di commissariamento, ci chiediamo: quando parla di orologi fermi da anni, si sta forse riferendo anche a sé stesso?
Perché se un orologio è fermo da anni e lui ha governato la città fino all’aprile 2024, allora delle due l’una: o il problema non era così importante oppure qualcuno si è accorto del guasto con un certo ritardo.
E soprattutto: come si concilia questa immagine con il racconto della Tropea ordinata, efficiente e impeccabile che il sindaco sostiene di aver lasciato?
- Blackout sì, acqua no?
Nel resoconto della drammatica notte tropeana trovano spazio i blackout. Giusto parlarne.
Ma come mai nessun accenno alla mancanza d’acqua che ha colpito gran parte della città per molte ore? Possibile che un’intera giornata senza acqua per cittadini, famiglie, attività commerciali e strutture turistiche meriti meno attenzione di un orologio rimesso in funzione? Oppure l’emergenza idrica è diventata così abituale da non fare più notizia?
- La mala movida e le forze dell’ordine
Il sindaco annuncia incontri con Questore e Carabinieri per affrontare il fenomeno della mala movida. Benissimo. Tuttavia, se davvero la situazione è stata quella descritta nel suo messaggio, con schiamazzi e comportamenti fuori controllo per tutta la notte, allora una domanda sorge spontanea: cosa dirà alle autorità?
Che i controlli non sono stati sufficienti? Che la presenza sul territorio va rafforzata?
Oppure che il problema è stato scoperto soltanto dopo il suo ritorno a Palazzo Sant’Anna?
- Commissari sì, commissari no
Questo è forse il passaggio più curioso. Da un lato il sindaco ci spiega che non si possono scaricare tutte le responsabilità sui Commissari. Dall’altro, da settimane descrive una città in condizioni tali da lasciarlo “profondamente deluso”.
Pochi giorni fa parlava di atti e situazioni che, se li avesse commessi lui, lo avrebbero già spedito all’Asinara.
Oggi, invece, i Commissari sembrano quasi diventati vittime di informazioni sbagliate ricevute da altri. Allora sarebbe utile capire: a chi erano rivolte quelle accuse?
Perché per due anni il Comune è stato amministrato da una sola autorità: la Commissione Straordinaria. O qualcuno sta cercando di riscrivere la cronaca degli ultimi mesi?
- “Qui nessuno è fesso”
Quando un sindaco scrive che qualcuno avrebbe fornito informazioni incomplete o addirittura orientate a favorire amici e interessi privati e conclude con un eloquente “qui nessuno è fesso”, non sta facendo una battuta. Sta lanciando accuse pesantissime.
Per questo ci aspettiamo che ai sottintesi seguano i fatti.
Ha trovato imbrogli? Ha individuato favoritismi?
Ha scoperto comportamenti contrari all’interesse pubblico?
Se sì, li denunci immediatamente nelle sedi competenti.
Perché quando si amministra una città non si può vivere di allusioni.
- Il nuovo sport cittadino: il vittimismo amministrativo
Leggendo il messaggio del sindaco emerge un quadro quasi apocalittico.
Una città sporca. Una macchina comunale in difficoltà. Problemi ovunque.
Responsabilità altrui. Informazioni sbagliate. Situazioni ereditate. Nemici invisibili.
A questo punto una domanda è inevitabile: siamo di fronte al programma amministrativo dei prossimi cinque anni o alla costruzione preventiva di un alibi?
Perché in campagna elettorale le soluzioni sembravano semplici e immediate.
Adesso, invece, scopriamo che la situazione è molto più complicata del previsto.
- La squadra fantastica e le istruzioni per l’uso
Il sindaco afferma di avere accanto una squadra fantastica. Ne prendiamo atto.
Subito dopo, però, chiede ai cittadini di segnalare problemi, individuarli e aiutarlo a risolverli. Ora, la partecipazione popolare è sempre positiva.
Ma viene da chiedersi: se la squadra è davvero così straordinaria, qual è esattamente il suo compito? Perché il rischio è che i cittadini finiscano per sentirsi non solo amministrati, ma anche trasformati in consulenti gratuiti dell’amministrazione.
- Il padre che torna a casa
La metafora finale merita una riflessione.
Il sindaco si paragona al padre di famiglia che torna a casa e la trova sporca e in disordine.
Un’immagine suggestiva. Ma che apre inevitabilmente qualche interrogativo.
Chi sarebbe il responsabile del disordine? Chi avrebbe trascurato la casa?
E soprattutto: durante questi due anni, questo padre dov’era?
Possibile che non si sia mai accorto di nulla? Possibile che non abbia mai ritenuto necessario richiamare pubblicamente l’attenzione sui problemi che oggi descrive come enormi? Perché se il disordine era così evidente, un buon padre di famiglia forse avrebbe bussato prima alla porta. Non dopo essere tornato a occupare il salotto.
Tropea non ha bisogno di nuove narrazioni eroiche. Non ha bisogno dell’uomo solo al comando che torna a salvare la città da misteriosi responsabili.
Ha bisogno di chiarezza, coerenza e verità, e per questo attendiamo risposte precise.
Perché gli orologi possono anche ripartire.
Ma il tempo delle contraddizioni, prima o poi, presenta sempre il conto.
