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“KARATIME 2.0”: OLTRE 150 REPLICHE PER IL VIAGGIO NEL TEMPO DI BRUNO PANUZZO CHE FA CANTARE LE PIAZZE, LE LIBRERIE ED I TEATRI (IMPROVVISATI)

Basta un’ora per scatenare, far cantare, urlare ed emozionare generazioni diverse riunite in una piazza. È questo il segreto di “Karatime 2.0”, lo spettacolo ideato e promosso dal cantante Bruno Panuzzo, artista eclettico, diventato negli anni un vero e proprio fenomeno di piazza, capace di trasformare il pubblico da semplice spettatore a protagonista assoluto. Nato nel 2023, il format ha ormai raggiunto lo straordinario traguardo delle 150 repliche, attraversando numerose località italiane e portando la sua formula anche oltre i confini nazionali. Un percorso che ha visto “Karatime 2.0” protagonista in piazze e teatri di diverse città italiane, tra cui Roma, Milano, Firenze, Bologna, Bergamo, Genova, Reggio Calabria, fino ad arrivare anche all’estero, con tappe internazionali come la Francia (Parigi) e negli Stati Uniti (New York e Washington D.C.). Numeri importanti per uno spettacolo che, sin dalla sua nascita, ha scelto una strada decisamente originale: non limitarsi a proporre musica, ma costruire attorno alle canzoni un vero viaggio collettivo nella memoria. Il pubblico viene idealmente invitato a salire su una macchina del tempo. Un’immagine che richiama inevitabilmente l’immaginario cinematografico del film “Ritorno al futuro”: i motori si accendono e lo spettatore viene proiettato indietro nel tempo, fino agli anni Sessanta. Da lì comincia il viaggio. Anni Sessanta, Settanta, Ottanta, Novanta, Duemila: un vortice di immagini, musica, avvenimenti, ricordi ed emozioni che accompagna il pubblico attraverso oltre cinquant’anni di storia. Le canzoni diventano così molto più che semplici brani musicali. Sono porte della memoria. Una melodia può riportare alla mente un primo amore, una vacanza, gli amici dell’adolescenza, una persona che non c’è più, una stagione felice o un momento difficile. Ed è proprio in questo meccanismo che “Karatime 2.0” trova la sua forza più autentica. Non c’è una netta separazione tra artista e platea. Il pubblico viene chiamato direttamente in causa, canta, balla, applaude, urla, partecipa e si lascia trascinare dal ritmo. La piazza e non solo (il format è stato proposto ovunque in librerie e piccoli teatri improvvisati) diventa così un gigantesco coro generazionale. Bambini, ragazzi, adulti e nonni possono ritrovarsi, per una sera, sulle stesse note. Generazioni apparentemente lontane scoprono di condividere almeno una cosa: le canzoni che hanno accompagnato la loro vita. E accade qualcosa di ancora più sorprendente. In mezzo all’entusiasmo, alle mani alzate e alle voci che cantano a squarciagola, arrivano anche le lacrime. Sono lacrime legate ai ricordi, alla nostalgia, alle persone incontrate lungo il cammino della vita. Ma anche lacrime di liberazione, di consapevolezza e, in alcuni casi, di speranza. È per questo che “Karatime 2.0” può essere definito, senza volerlo trasformare in una formula medica o terapeutica, una sorta di “spettacolo-terapia”: un’esperienza collettiva capace di far emergere emozioni autentiche attraverso il linguaggio universale della musica ed in una sorta di “stanza del tempo”. Non è un vero e proprio karaoke. Lo spettacolo non nasce come semplice successione di canzoni da cantare insieme. Non vuole neanche essere una riproposizione del mitico karaoke televisivo del grande Rosario Fiorello negli anni Novanta, né tantomeno una replica delle più recenti e originali esperienze televisive condotte pregevolmente da Michelle Hunziker. Il meccanismo può ricordare, per certi versi, la partecipazione collettiva del karaoke, ma la struttura è profondamente diversa. Al centro c’è infatti un percorso storico-musicale. Ogni decennio diventa una tappa di un racconto nel quale le canzoni si intrecciano con i grandi cambiamenti della società, con gli avvenimenti che hanno segnato un’epoca, con le mode, i costumi e le trasformazioni culturali. La musica diventa dunque una chiave per rileggere la storia. Il viaggio parte dagli anni Sessanta, un periodo di grandi trasformazioni sociali e culturali, e attraversa le diverse epoche fino ad arrivare ai nostri giorni. Ogni generazione riconosce qualcosa di sé. Per chi ha vissuto quegli anni, il viaggio diventa memoria. Per chi è nato dopo, diventa invece un’occasione per conoscere epoche e linguaggi che appartengono alla storia recente. Ed è proprio questo doppio movimento, indietro verso il passato e avanti verso il futuro, a rendere particolarmente coinvolgente l’esperienza. La macchina del tempo non serve soltanto a ricordare ciò che è stato. Dopo aver attraversato il passato, riporta tutti al presente con una nuova consapevolezza: quella di aver condiviso emozioni, ricordi e musica con centinaia o migliaia di persone. Lo spettacolo di Bruno Panuzzo da alcune importanti piazze e location italiane, dove il progetto ha trovato una parte importante della propria identità, ha raggiunto Parigi, New York e Washington D.C. Quest’ultime rappresentano tappe particolarmente significative: luoghi nei quali la musica italiana diventa anche uno straordinario strumento di memoria e identità per le comunità italiane e per tutti coloro che riconoscono nelle grandi canzoni del passato un patrimonio culturale condiviso. “Karatime 2.0” è quindi un format in continua evoluzione. Il successo raggiunto in questi anni sembra spingere Panuzzo a guardare anche a nuove possibilità.
Tra le idee allo studio c’è infatti una possibile versione rivisitata del progetto destinata alle scuole superiori. Al momento si tratta soltanto di un’idea, ma la natura stessa del format potrebbe prestarsi a un’ulteriore evoluzione: utilizzare la musica e gli avvenimenti che hanno caratterizzato i diversi decenni come strumento per avvicinare i giovani alla storia contemporanea attraverso un linguaggio immediato e partecipativo. Un modo diverso di raccontare il Novecento e il nuovo millennio, partendo dalle canzoni che ne hanno costituito la colonna sonora. Bruno Panuzzo, ideatore e protagonista del format, guarda al successo ottenuto con una certa sorpresa e senza volerlo trasformare in un merito personale. “Non mi aspettavo un simile successo per questo spettacolo. Essere partiti nel 2023 ed essere giunti ad oggi con oltre 150 repliche è un risultato che mi appaga. Non voglio prendermi meriti, lo dico senza retorica: i veri protagonisti, oltre alla musica, sono le persone, il pubblico che canta, balla e omaggia attraverso ciò la grande musica del passato. Io sono solo un traghettatore!” Ed è forse proprio questa la definizione più efficace per descrivere il ruolo dell’artista. Un traghettatore che accende i motori della macchina del tempo e accompagna il pubblico attraverso decenni di musica e storia, lasciando però alle persone il compito più importante: vivere il viaggio.
Una piazza, un teatro improvvisato e mille storie. Il successo di “Karatime 2.0” sembra quindi risiedere in una formula semplice e al tempo stesso difficile da replicare: la musica come strumento di aggregazione, memoria ed emozione. Per circa un’ora la piazza cambia volto. Le persone smettono di essere semplicemente spettatori e diventano parte dello spettacolo. Cantano. Ballano. Ridono. Urlano. Applaudono. E qualche volta piangono. Poi, quando la macchina del tempo torna al presente, rimane la sensazione di aver compiuto un viaggio molto più lungo di quello suggerito dalla durata dello spettacolo. Un viaggio nella propria memoria. Un viaggio attraverso la storia. Un viaggio nella musica. E, soprattutto, un viaggio condiviso.

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