Il paradosso di Tropea e la lezione dimenticata di Berlinguer: il PD vibonese chiede uno scatto di reni
TROPEA – C’è una coincidenza temporale che, oggi più che mai, assume il valore di un monito per la Calabria intera. Mentre l’Italia ricorda l’anniversario della scomparsa di Enrico Berlinguer — un leader d’altri tempi che fece della “questione morale” e dell’etica pubblica il centro esatto della sua azione politica — la Perla del Tirreno si ritrova immersa nell’ennesimo paradosso burocratico e istituzionale, specchio di una politica locale che sembra aver smarrito la propria bussola deontologica.
La città di Tropea, borgo di bellezza internazionale, sembra non trovare pace.
La cronaca recente restituisce un quadro tormentato: un sindaco, precedentemente sciolto per infiltrazioni mafiose, che decide di ricandidarsi in totale spregio ai codici di giusto comportamento, forte di un consenso popolare che lo rielegge, per poi essere dichiarato incandidabile subito dopo il voto.
Un limbo normativo che logora il territorio e per cui, oggi, le strade davanti al Comune si biforcano in due scenari penalizzanti per la comunità. Da un lato, la via dei ricorsi: l’appello e la successiva Cassazione potrebbero garantire a Giovanni Macrì altri due anni di governo, un biennio segnato però da una perenne precarietà e da una totale assenza di serenità amministrativa. Dall’altro, l’ostinazione di chi fa orecchie da mercante di fronte ai pronunciamenti, con il rischio concreto che la Prefettura di Vibo Valentia invii una nuova Commissione d’accesso, traghettando la città verso l’ennesimo, traumatico commissariamento.
In entrambi i casi, a uscire demolita da questo stallo è l’immagine stessa di Tropea.
Le stigmatizzazioni che colpiscono il brand turistico e la dignità dei suoi cittadini sono il prezzo più alto di una resistenza personale che non tiene conto del bene comune.
L’appello del Partito Democratico: “Dimissioni subito”. Di fronte a questa paralisi, con un gesto di dignità istituzionale, chi dichiara di amare Tropea ha un unico modo per dimostrarlo nei fatti. “Chiediamo al sindaco Macrì uno scatto di reni, un’enfasi della politica intesa nel suo senso più nobile – si legge in una nota della segretaria provinciale Teresa Esposito -. Politicamente, le dimissioni immediate rappresenterebbero un gesto elevato, l’unico capace di liberare definitivamente il borgo dalle ombre e ridare centralità al riscatto dei comuni e della loro gente.”
Le dimissioni non sarebbero una resa, ma un atto di responsabilità: l’ammissione che la tutela del territorio viene prima dei destini dei singoli. La politica, quando gestita con rigore e rispetto delle istituzioni, resta l’unica arma di riscatto per questa terra. Continuare a ignorare i codici dell’etica significa condannare Tropea a un isolamento che non merita.
