Corigliano-Rossano, Mazza: “Un tribunale come leva di riassetto territoriale”
Intervento
Il foro di Castrovillari raggruppa ambiti disomogenei.
Il tribunale della Sibaritide è la scelta chiave per riequilibrare la giustizia in riva allo Jonio
Martedì 13 ottobre 2026
Quando si dibatte di geografia giudiziaria in Calabria, il rischio ricorrente è quello di scivolare nella solita narrazione campanilistica. Se però analizziamo la mappa dei presidi con i dati demografici alla mano, emerge un’altra verità. Il sistema giudiziario calabrese soffre di uno squilibrio strutturale profondo, e il caso più evidente è nel Nord-Est della regione. Dal 2013 il foro di Castrovillari ha raddoppiato la propria dimensione: è passato dagli originari 120.000 agli attuali 250.000 abitanti circa. Quel circondario raddoppiato, per giunta, riunisce ambiti molto diversi tra loro.
Nei fori dei capoluoghi storici, Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria, le rispettive aree urbane rappresentano da sole la metà, o più della metà, dell’intera circoscrizione. Una concentrazione demografica simile giustifica bacini più ampi. Fatta eccezione per Castrovillari, tutti gli altri tribunali ordinari calabresi servono ambiti compresi tra i 110.000 e i 160.000 abitanti. Rispetto a questi numeri, il foro di Castrovillari è del tutto sproporzionato.
L’istituzione di un tribunale lungo l’Arco Jonico, dunque, non risponde a un’istanza locale. Corregge un’anomalia strutturale.
Un foro, due geografie
La provincia di Cosenza conta circa 670.000 residenti, più dell’intera Città Metropolitana di Reggio Calabria. Eppure dispone soltanto di tre tribunali: Cosenza, Paola e Castrovillari. La Sibaritide resta senza un presidio di prossimità. Per quella popolazione, la distanza dalla giustizia ha generato un profondo vuoto di presenza dello Stato.
La riforma della geografia giudiziaria del 2012, i cui effetti sono diventati operativi nel 2013, ha soppresso l’ex Tribunale di Rossano. Quella soppressione si è rivelata una scelta miope. L’accorpamento ha portato il foro di Castrovillari a coprire oltre 3.000 km².
Il problema, in verità, non è soltanto l’estensione. Il problema è la disomogeneità territoriale.
Il foro di Castrovillari tiene insieme la Sibaritide e il Pollino: due realtà che non hanno mai condiviso un riferimento comune. Il Pollino resta un ambito vallivo interno. La Sibaritide, invece, è un’area costiera, con comuni pedemontani che hanno il proprio riferimento in Corigliano-Rossano.
È vero che il processo telematico ha ridotto gli accessi degli avvocati alle cancellerie. Ma non ha cancellato la distanza per testimoni, parti e processi in presenza. Dalla Sila Greca, nel cuore dell’Arco Jonico, Castrovillari dista fino a due ore d’auto: quattro tra andata e ritorno.
Quando la distanza fisica dai luoghi del diritto diventa eccessiva, la giustizia cessa di essere un diritto: diventa un costo.
Quel costo lo paga la collettività.
La misura giusta
Corigliano-Rossano è il polo naturale della Sibaritide, come Castrovillari lo è del Pollino. I due contesti non sono assemblabili: hanno economie e dimensioni geografiche diverse.
La geografia, d’altronde, non si modifica con un decreto.
Non si tratta di penalizzare Castrovillari: si tratta di restituirgli una dimensione più equilibrata, quella che aveva prima del 2013, dando a ciascun baricentro il proprio tribunale. Due circondari da 120-130.000 abitanti, con organici adeguati, funzionano meglio di uno solo da 250.000, e restano in linea con Crotone, Lamezia, Paola e Vibo.
Il nuovo tribunale della Sibaritide non è un capriccio. È il perno attorno a cui riorganizzare la giustizia lungo l’intero Arco Jonico.
Il disegno di legge del Governo, che ripensa i perimetri giudiziari, ragiona per bacini d’area e non più per ricalchi delle vecchie circoscrizioni. Il modello è il tribunale della Pedemontana in Bassano del Grappa: un presidio costruito scorporando porzioni dei circondari di Vicenza, Padova e Treviso.
Quello veneto è un modello di geografia, non di costi. In questa logica non basta chiedere il ripristino del soppresso tribunale di Rossano. Serve un bacino coerente, costruito su comunità contermini e omogenee, che non invada l’ambito di Castrovillari più di quanto serva a riequilibrarlo. Non è una restaurazione di Rossano. È una riedizione su base di area vasta. I perimetri vanno ripensati, e Corigliano-Rossano può essere l’occasione per un riassetto territoriale dell’intera Calabria.
Nelle prime ipotesi di riforma c’erano anche Alba, Lucera e Corigliano-Rossano. Nel testo successivo è rimasta soltanto Bassano, ma le ragioni della Sibaritide non sono venute meno. Il nuovo circondario potrebbe attingere anche a comunità oggi comprese nelle circoscrizioni contermini.
Le comunità gravitano dove vivono, lavorano e si spostano.
Il foro deve seguirle.
Le condizioni per decidere
Il Comitato per l’area vasta della Sibaritide ha inviato alla Commissione Giustizia una proposta di emendamento. Il testo affronta gli ostacoli economici ed è costruito a saldo zero per il bilancio dello Stato.
Il Comune di Corigliano-Rossano ha dato la disponibilità a concedere gratuitamente l’ex palazzo di giustizia. La Regione Calabria si è già detta pronta a sostenere le spese di mantenimento e del personale amministrativo. Restano i magistrati, che competono al Ministero.
È stato bandito, e finanziato, un concorso per immettere 350 nuovi magistrati negli organici dei tribunali. I vincitori non hanno ancora una sede: le destinazioni sono da assegnare, e una quota può essere destinata al nuovo tribunale jonico.
In una memoria alla Commissione, la presidente della Corte d’Appello di Catanzaro scrive che nel 2012, se interpellata, si sarebbe opposta alla chiusura di Rossano. Oggi ne perora la riapertura. Pone però un vincolo netto: non a costo zero, ma con almeno 25 magistrati per ufficio, senza sottrarli a Castrovillari. È una condizione ragionevole, e il concorso può soddisfarla. I magistrati costano, ma quelli del concorso sono già finanziati. In questo modo i posti sarebbero di nuovi magistrati, non di personale spostato da altri tribunali.
I tempi, intanto, sono stretti. Nella seconda metà di ottobre il provvedimento dovrebbe essere esaminato dall’aula di Montecitorio. Le istituzioni territoriali devono formalizzare le disponibilità già dichiarate. Il Consiglio Comunale di Corigliano-Rossano deve approvare la delibera sull’immobile, mentre il Consiglio Regionale deve votare la risoluzione sugli oneri. Ai parlamentari calabresi resta una scelta: fare propria la proposta, che si fonda su una geografia reale, o lasciarla fuori dal testo.
L’istituzione del Tribunale della Sibaritide in Corigliano-Rossano costituisce la leva di riassetto necessaria per superare l’anomalia tra i fori calabresi e per restituire dignità all’Arco Jonico.
Resta da capire se la politica calabrese vorrà occuparsene prima del voto.
Domenico Mazza
