BRUNO PANUZZO INCONTRA LEVANTE: CANTAUTRICE TRA I PROTAGONOSTI DI SANREMO 2026 E DELLA MUSICA CHE SA ASCOLTARE L’ANIMA
ROMA – Una sala gremita, un pubblico eterogeneo e un’artista capace di azzerare e trasformare la distanza del palcoscenico in una prossimità autentica. È in questo scenario che Bruno Panuzzo ha incontrato Levante, nome d’arte di Claudia Lagona, cantautrice e scrittrice dalla personalità unica, intensa, gentile e profondamente riflessiva. Al centro dell’incontro, “Dell’amore il fallimento e altri passi di danza”, l’album uscito il 9 ottobre 2026 per Warner Records – Warner Music Italy. Quindici brani che scelgono di attraversare il territorio meno celebrato dell’amore: quello della fine, della delusione, delle ferite che restano quando una relazione importante si interrompe. Non il racconto della conquista, dunque, ma quello della perdita e della difficile, necessaria possibilità di ritrovarsi. Con la sua voce inconfondibile e una scrittura capace di dare forma alle emozioni più complesse, Levante trasforma la fragilità in linguaggio universale. Il fallimento, nelle sue canzoni, non è soltanto una sconfitta: diventa uno spazio di consapevolezza, un passaggio attraverso il quale imparare a riconoscersi nuovamente. La stessa autenticità è emersa nel dialogo romano. Padrona della scena, ma mai distante, Levante si è mostrata disponibile alle domande di una platea attenta, rispondendo con naturalezza, profondità e una sensibilità che ha restituito al confronto una dimensione umana, lontana dalle formalità di circostanza. Nei suoi grandi e profondi occhi scuri, spesso lucidi di emozione, sembrava riflettersi qualcosa che precede l’artista: la donna, con le proprie esperienze, le proprie fragilità e le proprie verità. A raccontare il valore dell’incontro è lo stesso Bruno Panuzzo:
«Ho potuto apprezzare un’artista autentica, genuina, capace di far riflettere attraverso le parole dopo il tripudio dell’opening. Le sue risposte non apparivano costruite: anche davanti alle domande più disparate, Levante riusciva a offrire pensieri profondi, talvolta delicati, altre volte energici e diretti. In quelle parole si percepiva qualcosa della sua vita, del suo essere, della sua dimensione più intima ed emotiva. Avevo avuto modo di conoscere l’artista attraverso Sanremo e quei pochi minuti mi avevano già permesso di intuire una personalità autentica e squisitamente fuori dagli schemi. L’incontro romano ha confermato quella prima impressione. Molti artisti, per ragioni più o meno comprensibili, possono apparire distratti e distanti; Levante, invece, abbatte le barriere, senza rinunciare alla propria originalità. Ricorda le sue ammaccature, riconosce le fragilità e i limiti umani. Ed è proprio questa consapevolezza a renderla autentica e vicina alle persone».
Poi, la domanda che ha dato all’incontro un significato particolare: perché le sue canzoni, più che limitarsi a essere ascoltate, sembrano capaci di ascoltare chi le incontra? La risposta di Levante, accompagnata da un sorriso sincero, racchiude una possibile chiave di lettura della sua poetica:
«Ho attinto dalla parte più vera di me stessa per comporre i miei brani. Le mie canzoni parlano per me anche a chi non ho mai incontrato personalmente, ma è come se conoscessi da sempre».
Parole semplici, eppure dense di significato. Perché forse è proprio qui che risiede il mistero della musica capace di durare: nella possibilità di trasformare una storia individuale in un luogo nel quale altri possano riconoscersi. Per Bruno Panuzzo, quel pomeriggio romano non è stato soltanto un incontro con una cantautrice di successo, ma la conferma di quanto l’autenticità possa ancora lasciare un segno. In un tempo in cui l’immagine rischia spesso di sovrastare la sostanza, Levante ha ricordato che la vulnerabilità non indebolisce necessariamente chi la mostra: può diventare, al contrario, una forma di coraggio.
Un incontro, una risposta, uno sguardo e la sensazione che la musica italiana, quando sa raccontare l’essere umano senza maschere, possieda ancora il dono più prezioso: quello di farci sentire meno soli.

