Mezzogiorno, Mazza: “Non serve assistenza. Servono gli strumenti”
Intervento
Sanità, infrastrutture, credito e presenza dello Stato: senza una strategia organica il Sud continuerà a perdere popolazione, servizi e futuro
Lunedì 6 luglio 2026
La perizia dell’uomo nel governare gli eventi risiede, essenzialmente, nella capacità di prevederli e anticiparli. Quindi, gestirli.
Oggi dovrebbe essere chiaro a tutti. Anche ai più distratti.
La sanità vive di ospedali. L’economia vive di credito. Trascurare gli uni o l’altro significa compromettere l’equilibrio dell’intero sistema.
Non serviva la pandemia per capirlo. Da oltre vent’anni la sanità pubblica viene progressivamente svuotata di risorse e funzioni. D’altro canto una sanità privata, mai realmente integrata con quella pubblica, cresce nell’assorbimento di fondi. Ma non nella capacità di garantire servizi alle comunità.
In Calabria tutto questo è ancora più evidente.
Un tempo disponevamo di diverse strutture pubbliche. Oggi restano soltanto presìdi progressivamente depotenziati e, per lo più, concentrati in aree disegnate da una visione estremamente centralistica del sistema.
Una crisi che nasce da lontano
Che fare, allora? Continuare a piangerci addosso? Oppure rifugiarci in quel familismo amorale che farebbe impallidire perfino Banfield?
No. La risposta deve essere un’altra.
Serve una strategia capace di incidere contemporaneamente sulla sanità, sull’economia e sull’organizzazione dello Stato. Occorre favorire lo sviluppo del Mezzogiorno senza lasciarsi soffocare da un orgoglio meridionalistico sterile. Un orgoglio ingiustificato che ha alimentato localismi e centralismi, contribuendo all’atavica agonia che ancora oggi caratterizza questi territori.
Bisogna ripartire da una sanità che abbia nello Stato il proprio fulcro. Occorre ripristinare la presenza dello Stato in quei territori che, erroneamente e colpevolmente, sono stati considerati rami secchi.
Ogni contesto omogeneo deve poter disporre dei servizi costituzionalmente garantiti. Non possono più esistere aree privilegiate e aree depresse. Colmare questo divario significa ricostruire l’unità sostanziale del Paese.
Gli strumenti del rilancio
Va ripristinato il Ministero per il Sud — quello che l’ultimo Governo ha soppresso — conferendogli poteri straordinari di coordinamento e reale autonomia finanziaria. A guidarlo deve essere un Ministro che conosca il Mezzogiorno. Meglio ancora se conosce la Calabria a fondo, per esperienza diretta.
Non è una richiesta di campanile. È una questione di geografia.
La Calabria è l’istmo strategico che tiene insieme Campania, Puglia e Sicilia. Il punto attraverso cui il Sud comunica con se stesso.
Se quel punto non tiene, la congiunzione si spezza. E le tre regioni che demograficamente la sovrastano restano isole, non sistema.
Attorno a questo Ministero, non accanto, deve muoversi tutto il resto.
La ZES unica va messa definitivamente a regime. Non un incentivo tra i tanti, ma la leva fiscale per rendere credibile ogni altro intervento.
Su questa base, e non prima, ha senso il grande piano infrastrutturale. Non una sommatoria di opere scollegate, ma un progetto capace di mettere in relazione territori, servizi e sistemi produttivi.
Il credito segue l’infrastruttura, non la precede.
Una Banca del Mezzogiorno può svolgere un ruolo decisivo, purché abbia radici nei territori e piena autonomia decisionale nell’erogazione. E infine, a valle di tutto, gli incentivi alle fusioni dei comuni, alle aggregazioni d’impresa, ai modelli cooperativi.
Perché oggi troppi comuni sono il riflesso di realtà impercettibili, privi della massa critica necessaria.
E troppe imprese restano piccole e sottocapitalizzate. Troppo fragili per reggere le sfide del mercato.
Il sistema arranca rispetto al resto d’Europa.
Difendere in nome dell’identità modelli che hanno già dimostrato tutti i loro limiti non è tutela. È condanna all’immobilismo.
Riportare lo Stato nei territori
Infine, occorre ripianificare la presenza dello Stato. Non è più tollerabile che i cittadini delle aree periferiche sostengano costi doppi per accedere ai servizi, semplicemente perché questi sono stati progressivamente trasferiti altrove.
La presenza delle articolazioni periferiche dello Stato rappresenta molto più di una garanzia amministrativa. È una leva di sviluppo.
Dove lo Stato investe, cresce la fiducia dei privati.
Dove i servizi ritornano, ritornano le imprese, il lavoro, le famiglie.
La Calabria può tornare a vivere.
Non per assistenza, ma per struttura. Non per pietà, ma per funzione.
E se la Calabria torna a vivere, riemerge il nodo.
Se il nodo tiene, regge il Mezzogiorno intero.
Domenico Mazza
