Siderno: nota di Antonella Avellis: “la carenza di medici nel nostro Servizio Sanitario Nazionale non è un allarme astratto: è un’emergenza!”
Leggendo ieri un quotidiano mi sono imbattuta in una dura protesta di alcune sigle sindacali riguardo la proroga degli incarichi ai medici cubani.
Continuando a sfogliare lo stesso giornale, nellae pagine successive invece, veniva tratteggiato un impietoso e purtroppo veritiero quadro a tratti drammatico, circa la mancanza di guardie mediche nel reggino ma che accomuna un pó tutti i territori della Calabria e non solo della Calabria.
La carenza di medici nel nostro Servizio Sanitario Nazionale non è un allarme astratto: è un’emergenza!
La cronaca calabrese di questi giorni, che racconta della difficoltà a coprire le guardie mediche nei territori interni, ne è una testimonianza drammatica.
In questo contesto, la decisione di prorogare la presenza dei medici cubani fino al 31 dicembre 2027 mediante un intervento normativo inserito nel Decreto Flussi collegato alla legge di bilancio è una misura concreta per mitigare la carenza di personale sanitario.
Essa riconosce una realtà che già esiste nei fatti: gli operatori sanitari stranieri sono indispensabili per garantire continuità assistenziale nelle aree più fragili del paese.
È quindi davvero difficile comprendere la forte opposizione di alcune sigle sindacali a questa proroga, specialmente quando essa non implica alcuna “importazione dall’estero” indiscriminata, ma la possibilità di far restare in servizio professionisti già operanti nei nostri ospedali.
Mentre si contesta un emendamento sulla responsabilità professionale dei medici (che ha suscitato reazioni critiche anche tra le stesse organizzazioni di categoria), non pare siano state formulate proposte alternative credibili per risolvere l’attuale emergenza di personale.
Questa assurda contraddizione solleva una questione politica centrale: la difesa del diritto alla salute dei cittadini deve prevalere su ogni altra considerazione corporativa.
Se il problema è la carenza oggettiva di medici, allora il contributo dei sindacati dovrebbe concentrarsi su proposte strutturali – formazione, condizioni di lavoro, incentivi alle carriere nel SSN – e non su resistenze a misure che, pur temporanee, consentono di mantenere servizi sanitari essenziali.
Chiedere il ritiro di un emendamento sulla responsabilità civile dei medici è legittimo nel merito; ma rifiutare la proroga di medici già presenti e integrati nel sistema sanitario senza presentare soluzioni alternative concrete rischia di apparire più come una difesa delle rendite di posizione che come un contributo al superamento della crisi.
Se davvero il sindacato vuole essere parte della soluzione – e non solo della protesta – occorre accompagnare ogni critica con proposte concrete, sostenibili e orientate ai bisogni dei cittadini.
Il diritto alla salute, soprattutto nelle aree più disagiate del paese, non può attendere.
Deve essere tutelato oggi, con misure reali, mentre si costruiscono le condizioni per un sistema sanitario nazionale forte in futuro.
La sanità pubblica non può restare ostaggio di contrapposizioni ideologiche o corporative: ai cittadini non serve sapere chi ha ragione, ma chi garantisce oggi le cure.
Il resto, semplicemente, può aspettare.
ANTONELLA AVELLIS FACEBOOK
