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Palazzo Grisolia rivive la tradizione salottiera tra le note dell’opera lirica

Il salotto di Palazzo Grisolia diventa teatro di emozioni, dove l’opera lirica incontra la tradizione storica e il virtuosismo pianistico di Giovanni Battista Romano
 
Un viaggio nel tempo, tra le mura e le memorie del Seicento, dove il salotto era spazio di condivisione e la cultura moto di incontro. Tra applausi, sorrisi e commozione si chiude il primo appuntamento dell’anno della rassegna “L’Opera in salotto” promossa dalla Associazione culturale Polimnia con la direzione artistica di Luigia Pastore e il patrocinio della Provincia di Cosenza. La Dimora storica di Palazzo Grisolia ha calzato perfettamente lo scenario della tradizione salottiera, impreziosito dai richiami artistici della Napoli del Trecento e Seicento, dalle pavimentazioni, agli affreschi, ai cimeli che costituiscono un patrimonio di grande valore per la dimora. Un pubblico selezionato e attento ha saputo apprezzare in un primo momento i luoghi e le stanze del palazzo, attraverso una visita guidata nel palazzo, per poi intraprendere un percorso emozionale attraverso le grandi opere della tradizione lirica.
Protagonista il pianista Giovanni Battista Romano, che ha interpretato celebri pagine operistiche in un’esecuzione coinvolgente e incalzante, in simbiosi con il pianoforte. Un’interpretazione intensa, in cui anche i dettagli diventavano espressione artistica: nelle pause, il gesto di sollevare leggermente gli occhiali dal naso diventava un vezzo che confermava la sua totale immersione nel flusso della musica.
Il programma, impreziosito dalla presenza del maestro Antonio Lavoratore, ha attraversato alcune delle pagine più celebri della tradizione operistica, rilette attraverso le trascrizioni pianistiche di Alessandro Longo, dello stesso Lavoratore e di Sydney Smith. In particolare, per Longo i brani eseguiti sono tratti dalla raccolta “Opere in casa”, inserita nella sua “Biblioteca d’oro”, un corpus di circa 500 trascrizioni che spaziano dalla letteratura musicale del Cinquecento fino al Novecento.
Molto apprezzate le rapsodie su Bellini, Donizetti e Rossini, costruite come sintesi tematiche delle opere, così come la parafrasi di “Nessun dorma” dalla Turandot di Puccini – trascritta dal maestro Lavoratore – e le fantasie verdiane di Smith, estimatore delle composizioni italiane, in brillanti esempi di virtuosismo pensati per i salotti musicali.
A rendere ancora più suggestiva l’esecuzione, il suono caldo e avvolgente di un pianoforte Gaveau del Novecento, perfettamente in sintonia con l’ambiente e lo spirito dell’iniziativa.
Il concerto si è concluso con una vivace tarantella napoletana, tra applausi entusiastici, suggellando una serata che ha confermato la forza dell’iniziativa, ossia riportare l’opera in una dimensione intima, accessibile e profondamente umana, valorizzando al tempo stesso il patrimonio storico e culturale del territorio.
Francesca Achito
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