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Calabria resiliente, Mazza: “L’imperativo della manutenzione”

Intervento

Verso un modello avanzato di governance territoriale integrata. Dalla gestione dell’emergenza alla cultura della prevenzione

Mercoledì 11 marzo 2026

​La Calabria si colloca oggi in una fase cruciale della propria evoluzione socio-territoriale. Per decenni, la gestione del territorio è stata improntata a un paradigma eminentemente reattivo. Si è puntato sulla risposta post-evento anziché sulla mitigazione preventiva. Tale approccio, riconducibile alla cosiddetta cultura dell’emergenza, ha prodotto un duplice effetto distorsivo. Da un lato, ha consolidato una dipendenza strutturale da interventi straordinari e frammentati. Dall’altro, ha occultato la natura sistemica e prevedibile dei fenomeni idrogeomorfologici che interessano la Regione.

​In un contesto caratterizzato da elevata fragilità fisica e da una crescente esposizione ai cambiamenti climatici, risulta imprescindibile un ribaltamento dottrinale. La manutenzione programmata deve essere riconosciuta come infrastruttura strategica, non come voce residuale di bilancio. La prevenzione, intesa come investimento pluriennale, rappresenta il fondamento di una resilienza territoriale autentica e duratura.

Monti e coste come sistema unico: la continuità idrogeomorfologica come principio di pianificazione

​La letteratura scientifica internazionale ha ampiamente dimostrato come i bacini idrografici costituiscano sistemi complessi. In questi ambiti, le dinamiche montane e costiere risultano strettamente interconnesse. In Calabria, poi, — considerata l’orogenesi territoriale — tale relazione assume una rilevanza particolarmente marcata. Non rappresenta un mistero, infatti, che ​il progressivo degrado degli alvei fluviali sia stato determinato dall’accumulo incontrollato di sedimenti, dalla presenza di ostacoli antropici e dalla mancanza di manutenzione ordinaria. Questo fenomeno non si traduce unicamente in un incremento del rischio alluvionale. Esso compromette il naturale ciclo del trasporto solido. Si genera così un deficit sedimentario che si manifesta, a valle, come erosione costiera.

​La regressione dei litorali calabresi non è, dunque, un fenomeno isolato. Essa rappresenta la proiezione marittima di un dissesto montano. Di conseguenza, la difesa costiera non può essere affrontata con interventi sparuti e localistici. Richiede, invece, una visione olistica del bacino idrografico, fondata su un approccio integrato e interdisciplinare.

Il capitale umano in erosione: il vuoto operativo nelle aree interne. Necessario istituire la figura del “Custode del Territorio”

​Uno degli elementi più critici del quadro attuale riguarda il depauperamento delle maestranze dedicate alla cura del territorio. La progressiva erosione del comparto forestale e il blocco del turnover generazionale hanno determinato una rarefazione del presidio fisico nelle aree interne. Queste zone costituivano, storicamente, il primo livello di sorveglianza e manutenzione del rischio idrogeologico.

​La scomparsa del richiamato patrimonio professionale ha prodotto un indebolimento del “sistema immunitario” territoriale. Gli effetti sono tangibili: aumento del rischio alluvionale, perdita di controllo sui versanti montani e accelerazione dei processi di degrado ambientale. In tale contesto, istituire una nuova figura professionale — i Custodi del Territorio — potrebbe rappresentare un’evoluzione necessaria.

​Questa figura ibrida dovrebbe integrare le competenze tradizionali del settore forestale con le tecniche di ingegneria naturalistica. Con l’ausilio di strumenti avanzati di monitoraggio, come droni, sensoristica IoT (sensori che, in tempo reale, inviano dati su umidità e stabilità dei suoli), sistemi GIS (mappe digitali interattive che incrociano dati geografici e rischi ambientali) e modelli predittivi, il Custode dovrebbe disporre di capacità interventistiche su alvei, versanti e infrastrutture verdi.

Oltre alla dimensione tecnico-operativa, tale figura assumerebbe un ruolo strategico sul piano socio-economico. Contribuirebbe a contrastare lo spopolamento delle aree interne, offrendo opportunità professionali qualificate e radicate nei territori.

Per un New Deal della montagna: riforme normative, pianificazione decennale e governance multilivello

​La transizione verso un modello di resilienza strutturale richiede, tuttavia, un quadro istituzionale rinnovato. L’attuale frammentazione amministrativa, unita alla complessità delle procedure autorizzative, rappresenta un ostacolo significativo alla realizzazione tempestiva degli interventi.

​È necessario un “Patto Strategico” che coinvolga Enti locali, Regione, Autorità di Bacino, Università e Comunità territoriali. Gli obiettivi primari devono essere la semplificazione dei quadri normativi, in particolare per gli interventi negli alvei, e la garanzia di flussi finanziari certi e pluriennali. Bisogna superare definitivamente la logica dei fondi emergenziali.

​È fondamentale adottare una pianificazione decennale basata su indicatori di rischio, scenari climatici e modelli di gestione adattiva. Occorre promuovere una governance multilivello che valorizzi competenze tecniche, conoscenze locali e innovazione tecnologica. La prevenzione deve essere riconosciuta come un asset strategico per la sicurezza nazionale e per la competitività territoriale. Solo restituendo centralità alle proprie matrici geografiche — montagne, fiumi, boschi — la Calabria potrà costruire un futuro sostenibile per le Comunità che continueranno ad abitarla.

Domenico Mazza