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«Mi sono dimessa per difendere la mia dignità». Intervista ad Antonella Ierace, consigliere comunale di Caulonia

Riceviamo e Pubblichiamo

Dopo le dimissioni dalla carica di assessore del Comune di Caulonia, Antonella Ierace rompe il silenzio e ripercorre le ragioni che l’hanno portata a una scelta che definisce “sofferta ma inevitabile”. Al centro della vicenda il duro scontro politico consumatosi nel Consiglio comunale del 9 ottobre e il clima che, a suo dire, si era ormai creato all’interno della maggioranza.

Consigliera, nella sua lettera parla di un “punto di non ritorno”. Che cosa è accaduto durante il Consiglio comunale?

«Quello che è successo durante il Consiglio del 9 ottobre ha rappresentato per me una frattura insanabile. Ho sempre accettato il confronto politico, anche duro, perché fa parte della dialettica democratica. Ma in quell’occasione si è andati ben oltre la critica politica. Ho assistito a interventi che ho percepito come attacchi personali, umiliazioni e ricostruzioni che non rispecchiano la realtà. Quando la politica smette di confrontarsi sulle idee e comincia a colpire le persone, viene meno il rispetto che dovrebbe essere alla base di ogni rapporto istituzionale».

Lei rivolge accuse precise al vicesindaco. Perché?

«Perché ritengo che molte delle affermazioni rivolte nei miei confronti abbiano travalicato il confine del legittimo dissenso amministrativo. Le divergenze sono naturali, ma non possono trasformarsi in strumenti per screditare chi ha lavorato con impegno. Ho avuto la sensazione che si sia voluto costruire un racconto distante dalla realtà e dal lavoro che in questi anni ho svolto per il Comune».

Nella lettera rivendica il lavoro svolto in Giunta. Cosa sente di aver dato all’amministrazione?

«Ho affrontato deleghe spesso complesse e non sempre ambite. Penso al Bilancio, alla Bandiera Blu e all’organizzazione di grandi eventi. In molti casi si è trattato di incarichi assunti per spirito di servizio e per esigenze della squadra. Ho lavorato con sacrificio, conciliando il ruolo amministrativo con gli impegni professionali e personali. Chi mi conosce sa quanto tempo ed energie abbia dedicato alla comunità, ben oltre gli orari e le formalità di un incarico pubblico».

Lei parla di un “lavoro silenzioso”. Cosa intende?

«Che spesso l’impegno amministrativo non è fatto di passerelle o visibilità. Esiste un lavoro quotidiano che non finisce sui social o sui giornali: ascoltare i cittadini, affrontare problemi, studiare soluzioni, essere presenti quando serve. È un’attività che richiede sacrifici personali e che raramente viene raccontata. Eppure è quella che consente alle istituzioni di funzionare».

Uno dei passaggi più forti riguarda il rispetto verso le donne.

«Sì, perché alcune modalità utilizzate durante quel confronto mi hanno particolarmente colpita. Non perché mi ritenga una persona fragile, ma perché credo che il rispetto debba essere garantito a chiunque, e soprattutto in una sede istituzionale. Nessuno dovrebbe essere costretto a subire insinuazioni o modalità comunicative che mortificano la persona. La politica deve dare l’esempio».

Nella sua lettera richiama più volte il tema della dignità.

«Perché la dignità personale viene prima di qualsiasi incarico. Si può accettare il dissenso, si può accettare la critica, ma ci sono limiti che non dovrebbero essere superati. Quando si perde il rispetto reciproco, diventa difficile continuare a collaborare serenamente. La mia scelta nasce proprio dalla consapevolezza che nessun ruolo istituzionale può valere più della propria dignità».

Lei si dice amareggiata anche per il silenzio dell’aula.

«È stato uno degli aspetti che mi ha ferita maggiormente. Mi sarei aspettata una presa di posizione da parte di chi assisteva a quel dibattito. Non chiedevo difese personali o attestati di solidarietà, ma semplicemente il richiamo ai principi del rispetto e della correttezza. In certi momenti il silenzio pesa quanto le parole, perché rischia di essere interpretato come una forma di accettazione».

Anche al sindaco Franco Cagliuso dedica parole significative.

«Nutro stima e riconoscenza nei suoi confronti per la fiducia che mi ha accordato. Tuttavia avrei gradito una presa di posizione più netta rispetto a quanto accaduto. Ho sempre dimostrato lealtà nei confronti del progetto amministrativo e della sua persona. In tredici anni di percorso comune non ho mai assunto atteggiamenti che potessero danneggiare l’amministrazione. Per questo speravo in un segnale diverso».

Le sue dimissioni rappresentano una rottura definitiva con la maggioranza?

«Rappresentano la presa d’atto dell’impossibilità di continuare a svolgere il ruolo di assessore in un contesto nel quale non mi sentivo più rispettata sul piano personale e istituzionale. Ho consapevolezza che non potrei coesistere nella stessa giunta in cui siede l’attuale vicesindaco, che ricordo è un esterno che non è stato eletto con i voti dei cauloniesi. Non considero questa scelta una resa. Al contrario, è un atto di coerenza con i valori nei quali ho sempre creduto». Che rapporto conserva oggi con Caulonia?

«Il mio legame con la comunità non dipende da una carica. Esisteva prima e continuerà ad esistere anche adesso. Continuerò a occuparmi del mio paese con lo stesso affetto, la stessa passione e lo stesso senso di responsabilità che mi hanno accompagnato in questi anni. Lascio un incarico, non l’impegno verso la comunità».

Se dovesse riassumere in una frase il senso della sua decisione?

«La politica passa, gli incarichi finiscono, ma la coscienza, la dignità e la verità restano. È questa la convinzione che mi ha guidato nella scelta di dimettermi».

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