Da Milano a Rende: ragazza si iscrive alla magistrale in Physics e decide di raggiungerci in bici
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Da Milano alla Calabria, passando per una scelta costruita attraverso l’incontro diretto con la ricerca e con la comunità scientifica del Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria.
Sofia Pejrano, laureata triennale in Ingegneria Fisica al Politecnico di Milano, ha scelto infatti di proseguire la propria formazione nel Corso di Laurea Magistrale in Physics dell’UniCal, individuando nel Dipartimento di Fisica il luogo in cui dare continuità al proprio percorso accademico e scientifico.
Già alcuni mesi fa Sofia aveva raggiunto il campus di Arcavacata per conoscere da vicino il Dipartimento, incontrando il Direttore e alcuni docenti e confrontandosi direttamente con chi ogni giorno anima le attività di didattica e di ricerca. È stato proprio questo contatto con la realtà del Dipartimento, con i suoi gruppi di ricerca, le opportunità formative, il rapporto diretto con i docenti e un ambiente scientifico capace di coniugare formazione avanzata e ricerca, a trasformare una possibilità in una scelta.
Per iniziare questa nuova esperienza universitaria, però, Sofia ha deciso di arrivare in Calabria in un modo tutt’altro che ordinario: in bicicletta. Da Milano a Rende, attraversando l’Italia in dodici giorni, fino al campus che aveva scelto alcuni mesi prima come destinazione del proprio percorso di studi.
Il Coordinamento Stampa e Comunicazione del Dipartimento di Fisica, in occasione della Notte delle Ricercatrici e dei Ricercatori, l’ha intervistata.
Sofia, partiamo dalla tua scelta universitaria. Dopo la laurea triennale in Ingegneria Fisica al Politecnico di Milano, perché hai deciso di proseguire gli studi con una laurea magistrale in Physics?
Dopo la laurea triennale ho deciso di prendermi un anno di pausa. Durante il percorso in Ingegneria Fisica mi ero resa conto che l’approccio prevalentemente ingegneristico non era quello più affine a me. In quell’anno ho avuto occasione di seguire alcune lezioni di Fisica e questo mi ha aiutata a capire cosa stessi realmente cercando. Mi sono resa conto che era proprio l’approccio della fisica, la volontà di comprendere i fenomeni e andare a fondo delle cose, ciò che sentivo più vicino a me.
A quel punto hai iniziato a confrontare diverse università. Cosa cercavi nel percorso magistrale e come sei arrivata all’Università della Calabria?
Ho iniziato a guardare diversi corsi in Italia, confrontando soprattutto gli insegnamenti, la struttura dei percorsi e le opportunità offerte. Tra le università che avevo preso in considerazione c’erano Trieste, Bologna e l’Università della Calabria. Cercando informazioni e leggendo anche alcuni articoli sono arrivata all’UniCal, anche attraverso le attività e le collaborazioni scientifiche del Dipartimento. Poi ho approfondito attraverso il sito e l’offerta formativa.
Tra le diverse possibilità, il corso dell’Università della Calabria mi aveva colpita particolarmente proprio per gli esami proposti, per la struttura del percorso e per le potenzialità che intravedevo nelle attività di ricerca. Per questo, prima di prendere una decisione definitiva, ho voluto vedere personalmente il Dipartimento.
A giugno sei quindi venuta a Rende. Quanto è stata importante quella visita nella tua decisione finale?
È stata fondamentale. Durante la visita ho incontrato il professore Francesco Valentini e altri docenti, ho potuto conoscere più da vicino il Dipartimento e visitare STAR e alcuni laboratori. Alla fine di quella giornata ero molto più convinta della mia scelta. Ho avuto l’impressione di trovarmi in una realtà con tantissime potenzialità e, per quanto riguarda la fisica, in un ambiente che considero davvero un fiore all’occhiello.
Ma mi aveva colpita soprattutto vedere come gli strumenti e le attività sperimentali siano all’ordine del giorno nella didattica. Per me questa opportunità è molto importante. Puoi studiare il funzionamento di uno strumento e conoscerne perfettamente la teoria, ma poterlo vedere, comprenderne i componenti e utilizzarlo significa costruire un rapporto diverso con ciò che stai studiando. La fisica nasce anche dall’osservazione e dall’esperimento: sentivo il bisogno di approcciarmi a questa dimensione.
Oltre ai laboratori, che impressione avevi avuto delle persone e dell’ambiente che avevi incontrato?
Una delle cose che mi aveva colpita maggiormente era la voglia di fare e di scoprire che percepivo nelle persone. Ho trovato un ambiente molto stimolante, sia parlando con i docenti sia confrontandomi con gli studenti. Era esattamente quello che cercavo per rimettermi in gioco.
Passare da Ingegneria Fisica a Physics significa anche poter esplorare nuovi ambiti. Hai già capito verso cosa vorresti orientarti?
Non ancora completamente, ed è anche questo uno degli aspetti che mi entusiasmano di più: sento di essere ancora in una fase di scoperta. Al momento mi incuriosisce particolarmente la biofisica, ed è uno dei motivi per cui mi sono orientata verso il curriculum di Fisica della materia. Mi piace anche la possibilità di costruire un percorso abbastanza flessibile, scegliendo insegnamenti che possano permettermi di esplorare direzioni differenti.
Poi c’è il viaggio. Per iniziare questa nuova fase hai deciso di raggiungere la Calabria da Milano in bicicletta. Come ti è venuta l’idea?
Trasferirmi in Calabria rappresenta per me un cambiamento molto grande. A Milano ho la mia famiglia, i miei amici, tutta la mia vita. Non stavo cercando di andare via perché mi trovassi male: ho scelto di farlo perché volevo mettermi in gioco e perché avevo trovato qui l’università in cui volevo continuare a studiare.
Proprio per questo sentivo che un cambiamento così importante meritasse di essere vissuto fino in fondo. Non volevo semplicemente prendere un treno o un aereo e ritrovarmi improvvisamente dall’altra parte d’Italia. Volevo prendermi il tempo per metabolizzare il passaggio. Ho una grande passione per la bicicletta, la montagna e l’avventura e, a un certo punto, mi sono detta: perché non scendere in bici? È stato il mio modo di accompagnare lentamente questo cambiamento e di dare un significato ancora più forte all’inizio della nuova esperienza.
Come hai organizzato un viaggio così lungo?
In realtà ho lasciato molto spazio all’improvvisazione. Ero partita con tenda, sacco a pelo, materassino e un piccolo fornello, stabilendo soltanto che avrei dovuto completare il viaggio in un massimo di quattordici giorni. Alla fine ne sono bastati dodici.
Pedalavo finché ne avevo le energie e, quando iniziava a fare buio, cercavo un posto in cui fermarmi. A volte chiedevo a delle famiglie se potessi montare la tenda nei loro terreni, ma molto spesso le persone che incontravo finivano per invitarmi direttamente in casa. È stata forse una delle parti più belle del viaggio: ho incontrato persone straordinarie, alcune delle quali continuo ancora a sentire.
Anche per il cibo cercavo di organizzarmi in autonomia con il fornello e quello che portavo con me, oppure mi fermavo nei paesi che attraversavo e provavo i prodotti locali. E spesso le persone che mi ospitavano mi offrivano anche la cena. Viaggiando così si crea un rapporto completamente diverso con i luoghi e soprattutto con le persone.
Ci sono stati naturalmente degli imprevisti: il materassino si è bucato, a volte mi sono ritrovata davanti a strade chiuse o in mezzo ai campi e dovevo capire sul momento come proseguire. Ma anche questo faceva parte dell’esperienza. Quando viaggi da sola devi trovare una soluzione, adattarti e andare avanti.
Ora quella nuova fase è cominciata. Cosa ti aspetti dai prossimi anni all’Università della Calabria?
Voglio approfondire ciò che ho già studiato durante la triennale, confrontarmi con ambiti nuovi e vivere maggiormente la dimensione sperimentale della fisica. So che all’inizio dovrò lavorare molto e adattarmi a un’impostazione differente, ma è anche ciò che cercavo quando ho deciso di cambiare.
Dal punto di vista personale, invece, è ancora tutto da scoprire. Sono arrivata da pochissimo e sto iniziando adesso a conoscere il Campus e le persone che lo vivono. Mi piace molto l’idea di un’università organizzata come un vero campus, con gli alloggi e tanti servizi concentrati nello stesso luogo, perché credo possa favorire molto la vita di comunità tra gli studenti. Dopo un viaggio nato proprio per mettermi alla prova, credo che anche questa nuova esperienza continuerà un po’ nella stessa direzione.
