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BRUNO PANUZZO UN POMERIGGIO A ROMA CON MALIKA AYANE: MUSICA, EMOZIONI E PAROLE PRESSO LA “DISCOTECA LAZIALE”

ROMA – Ci sono luoghi nei quali la musica non è semplicemente custodita: vive. La “Discoteca Laziale” di Roma è uno di questi. Un luogo iconico, intriso di storia musicale, dove tra supporti (quelli vinilici in particolare) e copertine che hanno raccontato alcuni dei più grandi capolavori della musica di tutti i tempi, un anonimo pomeriggio romano di settembre può improvvisamente trasformarsi in qualcosa di molto più speciale. È proprio in questo scenario che prende forma l’incontro con Malika Ayane, in occasione della presentazione del suo album “Cicale”. Un pomeriggio di musica, cultura, parole ed emozioni. Malika entra in sala quasi in punta di piedi. E quasi in punta di piedi entra anche nel cuore dei presenti, con quel timbro di voce così particolare, riconoscibile e raffinato, capace di insinuarsi negli angoli più remoti e delicati dell’animo. A sostenerla, quattro musicisti straordinari, capaci di accompagnare l’artista milanese con una sensibilità profonda e una delicatezza mai invadente. Il loro contributo conferisce al breve repertorio proposto un’elegante dimensione unplugged, essenziale e allo stesso tempo ricca di sfumature.
Quello che sembrava destinato a essere un semplice momento musicale diventa invece un piccolo evento.
La performance va infatti ben oltre il consueto opening musicale.

Malika dialoga con una simpatica e professionale moderatrice e, soprattutto, con il pubblico. Si racconta. Sorride. Ricorda episodi. Condivide piccoli aneddoti, alcuni divertenti, altri più significativi. E, attraverso quelle parole, lascia intravedere qualcosa della donna e dell’artista straordinari che si nasconde dietro la voce. Le note si susseguono alle parole e le emozioni si moltiplicano. Frasi brevi, intense, a tratti disarmanti, potenti e intime si arrampicano nell’ambiente e sembrano raggiungere direttamente il cuore dei presenti. I più audaci, o forse semplicemente i più emozionati, si uniscono a Malika cantando alcuni dei brani più conosciuti del suo repertorio, alternati a qualche nuova canzone tratta da “Cicale”. Un album che appare diretto e ricercato allo stesso tempo, positivo e personale, costruito con una precisa identità musicale e con caratteristiche che sembrano particolarmente adatte a raggiungere l’etere radiofonico nei prossimi mesi. Ma è soprattutto Malika a catturare l’attenzione.
Una voce profonda, elegante, sinuosa e straordinariamente interessante. Una personalità di rilievo accompagnata dall’umiltà di una ragazza semplice, spontanea e diretta.
È la stessa artista che ha calcato più volte il palco di Sanremo e che, nel corso di circa vent’anni di carriera, ha emozionato migliaia di fan in tutta Italia e oltre.
Eppure, davanti al pubblico della “Discoteca Laziale”, quella grande artista sembra quasi mettere da parte il peso della propria storia e concedersi con naturalezza alle persone che ha davanti.
È forse questa una delle caratteristiche più belle dei grandi artisti: riuscire a essere grandi senza avere bisogno di dimostrarlo. Il pomeriggio è un susseguirsi di emozioni. I musicisti si muovono con un feeling straordinario. Alcuni di loro hanno partecipato alla realizzazione del disco e saranno al fianco di Malika anche nel prossimo tour, che si preannuncia come un nuovo importante capitolo della sua esperienza artistica. Poi arriva l’ultimo brano. E improvvisamente ci si accorge che è già finita. Rimane quasi un po’ di amaro in bocca. Non perché sia mancato qualcosa, ma proprio perché si vorrebbe ascoltare ancora.
«Ho inserito nel repertorio solo i brani che amo e che mi piacciono e che faranno parte della scaletta del tour», racconta Malika negli ultimi istanti, quasi a spiegare la scelta di quel piccolo, prezioso assaggio.

Poi l’ultima nota si dissolve. Malika lascia la scena con la semplicità che contraddistingue i grandi e, tra i presenti, resta quella piacevole sensazione che accompagna i regali inattesi: la consapevolezza di aver ricevuto qualcosa di prezioso, anche se troppo breve. Grazie, Malika. Hai trasformato un anonimo pomeriggio romano di settembre in un evento destinato a rimanere nell’animo di chi c’era.
Un piccolo frammento di musica, parole ed emozioni che, insieme a quelli già vissuti e a quelli che ancora verranno, lascia intuire la bellezza e la profondità del percorso musicale di un’artista amatissima, raffinata e di indubbia qualità. E forse è proprio questo il senso più autentico della musica: arrivare senza fare rumore, entrare in punta di piedi e, quando tutto è finito, lasciare dentro qualcosa che continua a suonare.

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