Oltre il Capoluogo di Regione, Critelli e Mazza: “L’istmo come motore di una Calabria policentrica”
Intervento
Dalla “Città-territorio dei due mari” ai quattro ambiti vasti: un nuovo paradigma di Governance per la sfida euromediterranea
Mercoledì 29 aprile 2026
L’attuale dibattito sulla creazione di una città-territorio tra Catanzaro e Lamezia Terme non costituisce una novità. Conferma, invero, una linea di sviluppo già tracciata: il superamento dei confini amministrativi tradizionali a favore di una governance funzionale, orientata ai flussi e alle relazioni. L’integrazione dell’Istmo, quindi, non una costruzione politica. È un dato strutturale. È un’evidenza geografica e logistica in cui la complementarità tra funzione direzionale e capacità infrastrutturale produce una piattaforma territoriale ad alta intensità strategica. L’aeroporto internazionale, il nodo ferroviario e la prossimità tra i due versanti marittimi configurano un hub intermodale competitivo nello spazio euromediterraneo. Nella descritta prospettiva, la massa critica assume un valore operativo, consentendo l’attrazione di investimenti, la concentrazione di servizi avanzati e l’integrazione nelle catene del valore globali.
Il modello dell’istmo come catalizzatore della riforma regionale
La declinazione della “Città dei Due Mari”, tuttavia, — se confinata alla sola area centrale calabrese — rischia di produrre un nuovo centralismo funzionale. Si corre il rischio, su ridotta scala geografica, di replicare quelle stesse asimmetrie che si intendono superare. Inserita in una visione sistemica, invece, l’idea muta segno. Diventa un dispositivo di riequilibrio territoriale e, al contempo, acceleratore di un’auspicabile riforma istituzionale. La posta in gioco, infatti, non è la sola costruzione di una bipolarità urbana tra Catanzaro e Lamezia. È la ridefinizione dell’intera architettura di Governance regionale. Un’azione di Governo finalmente orientata a reti, flussi e interdipendenze. In questo conteso, l’istmo deve operare come modello replicabile. Deve dimostrare, nei fatti, che la cooperazione tra aree omogenee produce più valore della competizione interna. La Città-territorio Catanzaro-Lamezia assume così una funzione strumentale: non un traguardo politico, ma un catalizzatore amministrativo. Vieppiù, si inquadra come l’infrastruttura necessaria per generare un sistema più efficiente, leggibile e coerente con le grandi dinamiche euromediterranee. È il passaggio obbligato per superare campanilismi storici e dicotomie sterili, aprendo la strada a una responsabilità condivisa.
Le Province del futuro: ambiti policentrici e interconnessi
L’idea istmica rappresenta un valido volano amministrativo. Tuttavia, bisogna articolare una proposta coerente e funzionale per declinare una nuova visione regionale. È necessario inquadrare la Regione in quattro ATO (Ambiti Territoriali Ottimali): Nord-Est (Crotonese e Sibaritide), Nord-Ovest, Centro (Istmo e Serre) e Sud. Tale articolazione non configura una semplice revisione cartografica. Rappresenta l’evoluzione del concetto di Provincia verso forme nuove, policentriche ed euromediterranee. Le attuali Province, progressivamente depotenziate, vengono superate da entità vaste, omogenee e funzionalmente integrate. Strutture dotate di autonomia operativa e competenze strategiche nella pianificazione territoriale, nella gestione dei sistemi di mobilità e nella programmazione dei fondi europei. La differenziazione interna non è un limite. È una risorsa. Il Nord-Est orientato alle filiere turistiche e agro-industriali. Il Nord-Ovest con vocazione universitaria e info-cognitivista. Il Centro come piattaforma logistica. Infine, il Sud proiettato verso le dinamiche dello Stretto. Solo così la Provincia si trasforma da perimetro amministrativo rigido a spazio funzionale dinamico. La conseguente architettura istituzionale, quindi, si fonda su un modello a quattro motori, basato su ambiti autonomi, ma interdipendenti. Distretti, altresì, legati da relazioni paritarie e coordinamento multilivello. In questo schema, la Regione esercita funzioni di indirizzo strategico e controllo, mentre i territori intermedi assumono il livello operativo. Tale impostazione consente di superare la frammentazione decisionale, rafforzando la capacità di intervento. Le implicazioni sono concrete: infrastrutture pianificate su scala vasta, trasporti integrati e servizi pubblici coerenti con le vocazioni territoriali. La disponibilità di strumenti finanziari dedicati e di meccanismi di Governance chiari diventa condizione essenziale. In assenza di tali elementi, infatti, ogni riforma resterebbe incompiuta.
Una nuova architettura per il sistema Calabria
La sfida, in definitiva, non è semplicemente progettare una nuova Città nel centro della Calabria. È ripensare la Regione nella sua interezza. Il fermento amministrativo istmico rappresenta l’innesco, ma il processo trasformativo deve essere universale. Gli ambiti policentrici e la proiezione euromediterranea devono diventano l’ossatura di un’altra Calabria. Una Regione non più mosaico di aree frammentate, ma costruita su un sistema territoriale efficiente e integrato.
È una riorganizzazione multilivello. È il passaggio critico. Si transita da un insieme di pezzi isolati a una rete coerente di distretti complementari. Soggetti capaci di esprimere sovranità funzionale. Realtà pronte a pesare — con forza strategica — nel cuore della Macroregione Sud.
Il tempo delle ambizioni simboliche è finito. È il momento di un paradigma nuovo: la cooperazione paritaria. Qui, la centralità non nasce dall’annessione o dalla prevalenza di un polo sull’altro, ma dalla capacità di connettere competenze, infrastrutture e vocazioni. Una Calabria policentrica, d’altronde, non concentra il potere. Lo distribuisce. Trasforma ogni ambito territoriale in un nodo attivo. Lo rende parte integrante di un’unica, efficiente infrastruttura istituzionale. Solo così la Regione si stacca dal cordone ombelicale centralista per candidarsi a essere il fulcro coerente degli equilibri mediterranei.
Domenico Critelli
Domenico Mazza
