CalabriaNews

Montanità per algoritmo, Mazza: “Quando lo Stato smarrisce la geografia reale”

Tra medie aritmetiche e cecità istituzionali, l’Establishment tecnico-politico ridisegna la Calabria ignorando territori, Comunità e funzioni reali

Martedì 7 aprile 2026

​Nella nuova architettura amministrativa delineata dalla Legge 131/2025, e dai recenti decreti attuativi, la classificazione dei Comuni montani sembra rispondere più a una logica algoritmica che a una lettura sostanziale dei territori. Il caso calabrese, per la sua evidenza, assume un valore paradigmatico. Da un lato Cosenza — Capoluogo storicamente insediato nel fondovalle del Crati — viene riconosciuto come comune montano; dall’altro Corigliano-Rossano — uno dei più estesi comuni d’Italia e custode di ampie porzioni della Sila Greca — viene escluso dalla richiamata classificazione.

Non si tratta di una mera incongruenza cartografia. È l’effetto di un impianto normativo che privilegia indicatori sintetici ( altitudine media, soglie morfometriche aggregate) incapaci di restituire la complessità funzionale dei territori. La montanità viene così ridotta a una variabile statistica, smarrendo la sua dimensione socio-economica, infrastrutturale e insediativa.

​La diluizione delle medie: il paradosso di Corigliano-Rossano

​Il limite epistemologico di tale approccio risiede nella normalizzazione della complessità territoriale attraverso l’uso delle medie. Il caso di Corigliano-Rossano è emblematico: con un’estensione superiore ai 350 km², il Comune configura un sistema in cui coesistono una significativa fascia costiera e un’ampia componente montana interna, parte integrante del Parco Nazionale della Sila. Qui si collocano migliaia di ettari di patrimonio forestale e insediamenti antropici oltre gli 800 metri di quota. Contesti, quest’ultimi, che presentano tutte le criticità tipiche delle aree interne. Tuttavia, l’algoritmo opera una diluizione statistica: la presenza della pianura neutralizza il peso delle vette. Ne consegue, quindi, l’espulsione del Comune dai benefici normativi e finanziari previsti per la montagna. Si consuma così un paradosso: territori che sostengono quotidianamente i costi della montanità ne vengono privati per un difetto di rappresentazione numerica.

​Discrasia tra forma e sostanza: il caso del Capoluogo bruzio

​Specularmente, il riconoscimento della montanità a Cosenza appare come un’anomalia di senso opposto. L’inclusione del Capoluogo è riconducibile alla presenza di limitate porzioni collinari o periurbane che, pur incidendo sugli indicatori statistici, non determinano una condizione strutturale di marginalità territoriale. In assenza di correttivi qualitativi, il sistema premia configurazioni territoriali compatte e penalizza, al contrario, i Comuni estesi e morfologicamente eterogenei. Si produce una discrasia insanabile tra la montanità formale, derivante da parametri aggregati, e la montanità sostanziale, intesa come effettiva condizione di fragilità infrastrutturale e rarefazione dei servizi. Questo squilibrio non è solo teorico: esso orienta la distribuzione di risorse vitali (FOSMIT, deroghe scolastiche, incentivi economici), sottraendo ossigeno a chi presidia realmente le vette.

​Deficit di visione politica e urgenza di criteri correttivi

​L’applicazione uniforme di criteri concepiti su scala nazionale a un contesto peculiare come quello calabrese rivela un profondo deficit di visione istituzionale. In una Regione dove la montagna è la matrice stessa dell’organizzazione territoriale, l’assenza di una modulazione regionale o di criteri correttivi — quali la valutazione per sub-ambiti o frazioni e il riconoscimento della montanità funzionale — appare come un atto di cecità politica. È inaccettabile che un processo di amalgama amministrativa lungimirante come quello di Corigliano-Rossano venga debilitato da leggi capestri dal punto di vista territoriale, che ne annullano la baricentricità in nome di un’astrazione.

Sulla questione jonica, la Politica dorme. Non solo manca il coraggio di riformare una norma che umilia il nuovo Comune, ma si ignora deliberatamente la ferita istituzionale inflitta ai Borghi diroccati del territorio. Contesti — i richiamati — ormai privati di ogni status e rappresentanza.

​Oltre l’astrazione, verso una geografia del reale

​Il caso calabrese evidenzia un problema di natura cognitiva prima ancora che politica: la pretesa di governare sistemi complessi attraverso indicatori unidimensionali. Ridurre la montagna a una media altimetrica equivale a negarne l’esistenza concreta. Quando la misurazione è inadeguata, l’azione pubblica diventa intrinsecamente inefficace, alimentando una forma sottile ma incisiva di disuguaglianza territoriale. Se lo Stato centrale e gli organismi regionali non sapranno integrare la dimensione morfologica con quella socio-economica, la “montagna di carta” continuerà a prosperare nei fondovalle, mentre quella reale sarà condannata a un inesorabile arretramento demografico e civile.

Domenico Mazza

Radio Siderno La Cometa, testata giornalistica iscritta al Tribunale di Locri registro stampa n. cronol. 163/2026. Direttore Responsabile: Michele Macrì