REGGIO CALABRIA – Intervista al dottor Lorenzo Festicini sull’intelligenza artificiale sull’uso medico
REGGIO CALABRIA – L’uso dell’intelligenza artificiale in sanità solleva anche dubbi e timori. Ci sono aspetti critici da considerare? «È giusto parlarne con chiarezza. Il primo timore è che la tecnologia possa sostituire il professionista, ma nella riabilitazione uditiva accade esattamente il contrario. Senza una valutazione accurata, senza un supporto umano costante e senza un percorso di adattamento guidato, anche l’apparecchio più avanzato non offre risultati soddisfacenti. L’AI è uno strumento potente, non una soluzione magica. Un secondo aspetto riguarda la gestione dei dati. Gli apparecchi connessi raccolgono informazioni sull’uso quotidiano e sugli ambienti sonori frequentati. È fondamentale che questi dati siano trattati nel rispetto della privacy e della sicurezza, e i sistemi che utilizziamo sono progettati proprio per proteggere l’identità dell’utente e utilizzare le informazioni esclusivamente a fini clinici. Infine, bisogna evitare aspettative irrealistiche. L’intelligenza artificiale migliora in modo significativo la qualità dell’ascolto, ma non restituisce un udito “perfetto”. Parte del nostro lavoro è aiutare il paziente a capire cosa può realisticamente aspettarsi e accompagnarlo passo dopo passo nel percorso di adattamento». Guardando al futuro, come immagina l’evoluzione dell’AI nella riabilitazione dell’udito? «Vedremo dispositivi sempre più piccoli, discreti e potenti, capaci di integrarsi con strumenti di uso quotidiano come smartphone, televisione, computer e piattaforme di videoconferenza. L’intelligenza artificiale diventerà sempre più predittiva, anticipando le esigenze della persona e ottimizzando l’ascolto in modo quasi automatico. Mi aspetto anche un grande sviluppo della tele-assistenza. Già oggi, in alcuni casi, possiamo intervenire a distanza sulle impostazioni degli apparecchi. In futuro questo tipo di supporto sarà sempre più diffuso, con vantaggi enormi soprattutto per le persone anziane o con difficoltà di movimento». Un messaggio finale per chi ha un problema uditivo ma continua a rimandare una visita? «Il vero salto di qualità non è solo tecnologico, è di vita. Sentire meglio significa comunicare meglio, ridurre l’isolamento, partecipare con più serenità alla vita sociale e lavorativa. Oggi, grazie anche all’intelligenza artificiale, abbiamo strumenti molto più efficaci, confortevoli e personalizzabili rispetto al passato. Il primo passo però resta sempre lo stesso: riconoscere il problema e rivolgersi a un professionista di fiducia. Da lì in poi, il percorso si costruisce insieme».
