Antonella Avellis, una riflessione sui giovani e sul sistema educativo e sociale
𝗤𝘂𝗮𝗹 𝗲̀ 𝗹’𝗮𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗯𝗼𝗹𝗲?
Gli episodi che si stanno moltiplicando nelle nostre città – baby gang che intimidiscono, deridono e aggrediscono, spesso prendendo di mira persone fragili – non possono più essere letti come fatti isolati.
Il grave episodio denunciato dall’ex dirigente scolastico Vito Pirruccio, sulle pagine di Riviera, così come le violenze sui campi di calcio ai danni di arbitri spesso minorenni, e le storie drammatiche emerse anche recentemente attraverso il racconto di Caivano tratto dall’esperienza della preside Eugenia Canfora, pongono una questione centrale: la tenuta del nostro sistema educativo e sociale.
La domanda non è se esista un responsabile unico, ma quale anello della filiera educativa stia cedendo.
La verità è che la crisi riguarda l’intero sistema: famiglie spesso lasciate sole o incapaci di esercitare un ruolo educativo autorevole; scuole chiamate a supplire a carenze che non possono colmare da sole; social network che normalizzano la violenza e la derisione; una società adulta che troppo spesso osserva senza intervenire.
Di fronte a questo scenario, le istituzioni non possono limitarsi alla denuncia o all’emergenza repressiva.
È necessario ricostruire un patto educativo tra famiglia, scuola, territorio e istituzioni, rafforzando la presenza dello Stato e degli enti locali negli spazi di aggregazione, sostenendo concretamente le scuole, promuovendo percorsi di educazione civica, sportiva, artistica, musicale e digitale, e riaffermando con chiarezza che a ogni diritto corrisponde un dovere.
La tutela delle persone più fragili, il rispetto delle regole e la responsabilizzazione dei minori non sono temi ideologici, ma fondamenti di una comunità civile.
Senza limiti chiari e senza una responsabilità condivisa, il rischio è quello di delegare alla cronaca giudiziaria ciò che dovrebbe essere prevenuto dall’educazione e dalla politica.
ANTONELLA AVELLIS FACEBOOK
